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Teatro Bonci, arriva Moby Dick

Moby DickOggi è l’ultimo giorno dell’anno e invece di farvi proposte per la serata, che avrete già “organizzato”, segnaliamo uno spettacolo teatrale che sarà possibile vedere al Teatro Bonci di Cesena da Giovedì 8 Gennaio al 11 dello stesso mese: Moby Dick. Teatro Stabile Dell’Umbria e Teatro di Roma, con Giorgo Albertazzi, ci portano lo spettacolo teatrale tratto dal famoso romanzo del 1851 scritto da Hermann Melville. A seguire tutte le informazioni.

Occhio ai prezzi che il teatro non è più per tutti. In ogni caso, riportiamo esattamente quanto scritto sul sito del Comune di Cesena, perchè oggi andiamo di fretta e non commentiamo l’evento:

TEATRO BONCI, MOBY DICK

Da giovedì 8 a sabato 10 gennaio, ore 21 
domenica 11 gennaio 2009 (turno L), ore 15,30 

Teatro Stabile dell’Umbria 
Teatro di Roma 

GIORGIO ALBERTAZZI 
in 
MOBY DICK 

Da HERMANN MELVILLE 

Elaborazione drammaturgia Federico Bellini 

Con EMILIANO BRIOSCHI, MARCO CACCIOLA, TIMOTHY MARTIN, GIUSEPPE PAPA, FABIO PASQUINI, ANNIBALE PAVONE, ENRICO ROCCAFORTE, ROSARIO TEDESCO 

Regia ANTONIO LATELLA 

Giorgio Albertazzi

ANTEPRIME ALLA PROSA 

Venerdì 9 gennaio 2009 alle ore 20,15 presso la Sala Morellini del Teatro conferenza di presentazione del testo Moby Dick a cura del Prof. Giovanni Maroni 
Il pubblico è invitato a partecipare 

Prezzi: Intero €. 23, ridotto €. 18, loggione e speciale giovani €.15, speciale carta giovani €. 19 
Diritto di prevendita €.1,00 

Moby Dick, romanzo pubblicato nel 1851 dallo scrittore americano Herman Melville, è unanimemente riconosciuto come uno dei capolavori della narrativa americana. 
La trama del libro si riassume nel viaggio della baleniera Pequod e del suo capitano Achab a caccia di capodogli e balene, in particolare dell’enorme balena bianca Moby Dick che anni prima, nel corso di una caccia, gli aveva strappato una gamba; nella lotta con la balena perisce e insieme con lui soccombono tutti i suoi uomini. Tutti, tranne uno: Ismaele, che vivrà per raccontare la loro storia. 
In Moby Dick, tuttavia, c’è molto di più: le scene di caccia alla balena sono intervallate dalle riflessioni scientifiche, religiose, filosofiche e artistiche del protagonista Ismaele, alter ego dello scrittore, rendendo il viaggio un’allegoria e al tempo stesso un’epopea epica. 

Un canto, una danza con la morte, un vertiginoso giro di valzer, tra la vita e la morte… 
Non si possono affrontare le filosofiche parole di Melville senza la partecipazione al viaggio di un grande attore che da tempo naviga nei porti del mondo,sui palchi di tutti i teatri, un uomo che non ha più bisogno di recitare le parole, poiché è nel suo essere che c’è la parola, nel biancore dei suoi capelli c’è il bianco accecante di qualcosa che forse non è mai esistito, come la Balena Bianca. 
“Era la bianchezza della balena che sopra ogni cosa mi attirava. Ma come posso sperare di spiegarmi qui? Eppure in qualche modo oscuro e approssimativo devo spiegarmi altrimenti tutti questi capitoli potrebbe riuscire in nulla.” dice Ismaele. “Perchè quel viaggio era qualcosa di più”. 
Quel viaggio, quel qualcosa di più lo si può forse percepire nella voce di un capitano come Giorgio Albertazzi, più che in una vana concettualizzazione di una idea registica: è tempo per i miei marinai e per me di avere una nuova voce da ascoltare, per poter proseguire il viaggio che da tempo abbiamo cominciato, alla ricerca di una via da seguire, o di una risposta al perchè tutte le sere continuare ad issare l’ancora del teatro. 
Antonio Latella 

Affrontare Moby Dick significa andare incontro a una delle più grandi metafore che la storia della letteratura abbia prodotto. Certo, Moby Dick è una balena, un capodoglio, come minuziosamente Melville annota nel libro. Ma cosa rappresenta, nell’immaginario di ognuno di noi, questo invincibile mostro che si fa attendere fin quasi alla fine del racconto? Perché imbarcarsi alla caccia di qualcosa, o qualcuno, del quale si conosce appena la leggenda, facendo a poco a poco proprie le istanze private di un capitano? Perché, da subito, questa caccia si connota con i colori dell’impossibilità, della morte, della futura sconfitta? Ancora. Cosa spinge un equipaggio a salire su una nave i cui legni già prefigurano un viaggio infernale? 
Ho navigato per mari e biblioteche, dice Melville attraverso Ismael. In questa frase, forse, è racchiuso il senso di questa folle ossessione. Una sete, un viaggio di conoscenza che mette in gioco il corpo e la mente, l’agire e l’essere, permettendo di valicare quel naturale senso di terrore che si ha nel confronto con l’ignoto. 
Cercare, quindi, e cercare ancora, questa volta con Melville, grazie ad un equipaggio, ancora in via di definizione, disposto a rimettersi in mare per aggiornare se stesso riguardo al proprio desiderio, se non di verità, di sapere, imparare, conoscere, fino alla fine di un viaggio che ha le sue precedenti tappe in ogni lavoro della nostra recente produzione. 
(Federico Bellini)

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